26.07.2026
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PREZZI DI NUOVO AL PICCO: TAGLIO SECCO O ACCISE MOBILI? CON QUALI RISORSE?

PREZZI DI NUOVO AL PICCO: TAGLIO SECCO O ACCISE MOBILI? CON QUALI RISORSE?

Con l’accisa mobile l’aumento dei prezzi si assorbe solo per meno di un quinto del loro valore. Servirebbe un nuovo taglio secco e non è affatto scontato che si trovino risorse

Dopo la ripresa delle ostilità USA-Iran i prezzi sono tornati a salire ai livelli della prima fase della guerra: il 24/07 il prezzo medio nazionale MIMIT della benzina self è pari a 1,969 €/lt, valore massimo della serie giornaliera dal 27.02.2026 al 24.07.2026, eguale a quello riscontrato dal 24 al 26.05.2026, quello della benzina servito è di 2,103 €/lt, vicinissimo al valore massimo riscontrato dal 27.02, che è di 2,105 nei giorni 25 e 26.05, quello del gasolio self è di 2,161 €/lt, distante solo due cent dal massimo riscontrato dal 27.02, cioè 2,184 del 09.04, quello del gasolio servito è di 2,295 €/lt, anche qui solo due cent dal picco di 2,314 del 10.04.2026.

Ma se questa è la prima sensazione, è corretto ricordare che i prezzi di picco della prima fase della guerra – quelli citati poco sopra – erano già calmierati dallo sconto di accisa (-0,244 €/lt con IVA, vigente dal 19 marzo al 22 maggio per il gasolio, -0,061 €/lt con IVA, vigente dal 2 maggio al 3 luglio).

Anche le quotazioni dei prodotti raffinati sono cresciute in questa seconda fase, tuttavia il livello attuale non ha toccato ancora i livelli della prima fase: la quotazione CIF Med benzina del 24.07 è equivalente a 0,915 €/lt con IVA contro un massimo di 0,983 riscontrato il 20.05.2026, la quotazione del gasolio è di 1,176 €/lt contro il picco di 1,447 registrato a Pasqua dal 02.04 al 06.04.2026.

E il minore livello delle quotazioni dei raffinati spiega perché i prezzi attuali non più calmierati da uno sconto d’accisa si avvicinano a quelli di allora che, invece, erano calmierati con una minore accisa.

La corsa dei prezzi riapre comunque la discussione sugli interventi possibili per contenerne l’impatto diretto ed indiretto su famiglie ed imprese italiane: dal rispolvero della “accisa mobile” (ammesso che sia praticabile per come è scritta la norma che la aggancia alle quotazioni del greggio) alla richiesta di un nuovo “taglio secco“, passando per la mancanza di risorse immediate e fino a ipotetici “piani” del MEF per utilizzare future risorse – in autunno – una volta usciti dalla procedura di infrazione europea sul deficit di bilancio.

Per opportuna informazione, si premette che, dall’inizio di marzo dopo l’avvio della guerra al 20 luglio (in base alle rilevazioni dei prezzi che effettua la Commissione Europea ogni lunedì: Weekly Oil Bulletin, Price developments 2005 onwards), su ventisette Paesi dell’Unione tredici non hanno toccato le accise contro quattordici che sono intervenuti in materia, come da seguente elenco:

Austria: benzina da 0,614 a 0,606 €/lt con un minimo di 0,564, gasolio da 0,542 a 0,534 con un minimo di 0,492;

Belgio: nessuna variazione;

Bulgaria: nessuna variazione;

Cechia: benzina nessuna variazione, gasolio da 0,410 a 0,331 €/lt;

Cipro: nessuna variazione;

Croazia: benzina da 0,456 a 0,412 €/lt, gasolio da 0,383 a 0,340 con un minimo di 0,330;

Danimarca: nessuna variazione;

Estonia: nessuna variazione;

Finlandia: nessuna variazione;

Francia: nessuna variazione;

Germania: benzina da 0,803 a 0,662 €/lt, gasolio da 0,632 a 0,492;

Grecia: nessuna variazione;

Irlanda: benzina da 0,691 a 0,604 €/lt, gasolio da 0,596 a 0,473;

ITALIA: benzina e gasolio da 0,673 a 0,673 €/lt con un minimo di 0,473;

Lettonia: nessuna variazione;

Lituania: gasolio da 0,520 a 0,500;

Lussemburgo: nessuna variazione;

Malta: nessuna variazione;

Olanda: nessuna variazione;

Polonia: benzina da 0,429 a 0,420 €/lt con un minimo di 0,356, gasolio da 0,399 a 0,391 con un minimo di 0,330;

Portogallo: benzina da 0,634 a 0,610 €/lt con un minimo di 0,596, gasolio da 0,504 a 0,475 con un minimo di 0,452;

Romania: benzina da 0,546 a 0,530 €/lt, gasolio da 0,500 a 0,478;

Slovacchia: nessuna variazione;

Slovenia (*): benzina da 0,599 a 0,517 €/lt, gasolio da 0,552 a 0,443;

Spagna (**): benzina da 0,473 a 0,323 €/lt, gasolio da 0,379 a 0,229;

Svezia (***): benzina da 0,447 a 0,142 €/lt, gasolio da 0,370 a 0,112;

Ungheria: benzina da 0,424 a 0,403 €/lt, gasolio da 0,398 a 0,372.

(*) La Slovenia si accinge la prossima settimana a ridurre le accise della benzina di 0,090 €/lt e di 0,110 quelle del gasolio

(**) La Spagna ha ridotto anche dal 20 al 10 % l’aliquota IVA e l’accisa del gasolio sotto il minimo di 0,330 stabilito dall’Unione Europea

(***) La Svezia ha ridotto le accise sotto il minimo di 0,359 per la benzina e di 0,330 €/lt per il gasolio stabilito dall’Unione Europea

Torna in auge il concetto di “accisa mobile: in soldoni, gli aumenti dei prezzi generano un maggior gettito IVA che, invece di essere incamerato tout court dall’Erario, dovrebbe essere utilizzato per una riduzione corrispondente delle accise, una compensazione reciproca a saldo zero. Questo almeno sarebbe l’uso corretto di questo strumento, che, dunque, presupporrebbe di non andare “in rosso” nei conti.

Una variazione sul tema interessante, perché reale e documentabile, è offerta dal Portogallo: a parte la differenza di accisa più sopra citata nell’elenco dei Paesi comunitari, dal 02.03.2026 al 20.07.2026 su 19 settimane di osservazione, il Portogallo, a fronte di 19 variazioni dei prezzi (sia in diminuzione che in aumento), ha effettuato 12 variazioni di accisa per la benzina e 15 variazioni per il gasolio (sia in diminuzione che in aumento e inversamente alle variazioni del prezzo), come da seguente grafico:

In termini economici concreti e su quali ne siano stati gli effetti: quando il prezzo è aumentato lo sconto di accisa ha coperto al massimo tra il 19 e il 23 % dell’aumento del prezzo, quando il prezzo è diminuito l’aumento di accisa ha coperto al massimo tra il 18 e il 21 % della diminuzione del prezzo; o, anche, se si preferisce, il massimo sconto di accisa è stato tra -0,014 e -0,030 €/lt a seconda dei prodotti, contro aumenti dei prezzi tra +0,073 e +0,131, il massimo aumento di accisa è stato tra +0,018 e +0,019 €/lt contro diminuzioni dei prezzi tra -0,086 e -0,103. In conclusione, lo sconto di accisa, quando è stato adottato, non ha mai fatto “scopa” perfetta con il corrispondente aumento del prezzo, anzi…

Spostiamo l’attenzione sull’Italia: dalla fine degli sconti di accisa e cioè dall’ultimo giorno di vigenza (ossia il 03.07.2026), i prezzi del gasolio sono aumentati tra +0,269 e +0,276 €/lt, quelli della benzina tra +0,156 e +0,162 €/lt, a seconda della modalità di vendita. Nel medesimo intervallo di tempo l’IVA sul gasolio è salita di +0,045/+0,046 €/lt e quella sulla benzina di +0,026/+0,027, sempre a seconda della modalità di vendita.

Se l’aumento del gettito IVA – che inoltre deve avere il tempo tecnico di maturare – può essere compensato con un equipollente sconto di accisa, “alla fine della giostra” l’aumento del prezzo sia del gasolio sia della benzina potrebbe, con i numeri di cui sopra, essere assorbito solo in ragione del 16-17 % in generale, ossia meno di un quinto del suo valore.

E anche ammesso che uno sconto di accisa “immobile”, ossia un taglio lineare diverso dalla compensazione con la maggiore IVA del meccanismo della “accisa mobile”, possa indurre un incremento dei consumi (che è esattamente ciò che Bruxelles ha sempre vivamente, peraltro inascoltata, sconsigliato per i noti vincoli di bilancio), tali incrementi di volumi non sarebbero comunque sufficienti ad intaccare significativamente la deriva dell’aumento dei prezzi, contrastabile unicamente con una nuova riduzione diretta dell’accisa.

Nota informativa
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