19.07.2026
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DDL RIFORMA NEL DDL CONCORRENZA: RETE, EXTRA RETE E POMPE BIANCHE

Il riallineamento dei prezzi tra marchi petroliferi e pompe bianche: un processo bensì in atto, ma non ancora tale da assumere caratteristiche strutturali stabili, quanto dipendenti da fasi di crisi internazionale tali da incidere sulla disponibilità dei prodotti e sulla redistribuzione nei circuiti di vendita

La diffusione del testo del DDL concorrenza con l’inserimento al suo interno delle norme di riforma del settore distributivo dei carburanti ha sollecitato una riflessione da parte di STAFFETTA.

In un articolo pubblicato venerdì 17 (“I carburanti e la concorrenza”) si sviluppano alcuni concetti che di seguito riportiamo.

«Le disposizioni messe nero su bianco dal governo poco hanno a che fare con la concorrenza, a partire dalla genesi stessa del provvedimento – un accordo di tipo interprofessionale, si direbbe, per non dire corporativo. Se si vuole parlare di concorrenza nel settore della distribuzione carburanti, forse sarebbe il caso di gettare un occhio sulle dinamiche recenti del mercato extrarete, con contingentamenti dei volumi, aumento dei delta e cambiamenti strutturali

Questa la premessa, inerente alle perplessità sulla contraddizione di inserire un provvedimento specifico e mirato di settore nel mezzo di un altro più generale e “dedicato” al tema concorrenza, per poi approfondire un’analisi sulle trasformazioni in atto nella catena dell’offerta dei prodotti e dei prezzi: «La concorrenza nel settore dei carburanti in questi anni ha significato sostanzialmente pompe bianche. Tolta la parentesi delle frodi… gli elementi di competizione sana sono venuti dalla presenza nei micro mercati di riferimento di punti vendita “indipendenti” capaci di fare prezzi competitivi ed esercitare una pressione al ribasso. Pressione che in questi mesi di crisi è svanita, con prezzi sostanzialmente allineati tra compagnie e pompe bianche.»

STAFFETTA conclude che «Se quel canale andrà a prosciugarsi, per una decisione commerciale delle compagnie di destinare altrove il surplus di prodotto rispetto alle proprie reti, surplus che finora ha alimentato l’extrarete, allora gli indipendenti – più di metà dei punti vendita come proprietà e oltre un terzo come marchio – dovranno trovare altre strade. Ed è tutto da dimostrare che riusciranno a mantenere lo stesso livello di competitività».

Sul tema è utile ricordare la significativa dichiarazione del Presidente UNEM, Gianni MURANO, alla assemblea annuale del 10 giugno: “É ora che i retisti inizino a cambiare prospettiva, nella logica dei rifornimenti. Se sono sempre legati alle major, risentiranno delle evoluzioni del mercato e degli orientamenti di marketing delle major. Dovranno consolidarsi e avere una struttura di rifornimento il più possibile indipendente, affacciandosi sul cargo market e non essendo attaccati agli operatori integrati tradizionali che possono avere difficoltà o fare scelte di prezzo sugli approvvigionamenti. Lì saranno gli operatori piccoli i primi a soffrire. Allora, o si accetta di soffrire in quei momenti o si trovano alternative. Non si può soffiare e succhiare insieme”.

Il tutto si colloca nello scenario critico della crisi derivata oggi dalla guerra USA-Israele, ma che ha un precedente altrettanto significativo nel 2022 con la guerra tra Russia e Ucraina: crisi dei prezzi internazionali, della disponibilità dei prodotti e di scorte utili a smorzare gli shock, il tutto in un contesto di deindustrializzazione della raffinazione in Europa, nell’ottica di un salto energetico “a muso duro e occhi chiusi”, più che di transizione responsabile.

Prezzi allineati tra compagnie e pompe bianche

Per valutare se sia effettivamente così e in che misura, si possono mettere insieme i dati medi dei prezzi nazionali in modalità self in un periodo temporale sufficientemente ampio (nella analisi di FIGISC abbiamo osservato i prezzi dal 01.01.2019 al 16.07.2026), come da prospetto che segue:

Sinteticamente, si osserva che nelle medie annue definitive o parziali (2026):

  • il delta prezzo della media dei marchi petroliferi su media pompe bianche è sempre positivo (cioè il prezzo della media delle petrolifere è stato SUPERIORE a quello della media delle bianche)
  • vi è una diminuzione del delta prezzi dal 2022 al 2026
  • tale diminuzione è nettamente più marcata nel 2022, 2023 e 2026, in corrispondenza con lo stato di criticità derivante prima dalla guerra russo-ucraina e ora da quella USA-Iran
  • la diminuzione è comune a entrambi i prodotti, con l’eccezione nel 2026 del gasolio.

Se si vuole uno zoom al livello dei prezzi giornalieri, si è calcolato che il delta è stato negativo (ossia che il prezzo della media delle petrolifere è stato INFERIORE a quello della media delle bianche)

  • mai nel 2019, 2020, 2021, 2024 e 2025
  • nel 2022 per 66 giorni per la benzina e 55 per il gasolio
  • nel 2023 per 83 giorni per la benzina e 37 per il gasolio
  • nel 2026 per 62 giorni per la benzina e 8 per il gasolio
  • in tutto il periodo per 211 giorni per la benzina e 100 per il gasolio (su 2.754 giorni osservati).

Sembra, conclusivamente su questo aspetto, che il riallineamento dei prezzi sia un processo bensì in atto, ma non ancora tale da assumere caratteristiche strutturali stabili, quanto dipendenti da fasi di crisi internazionale tali da incidere sulla disponibilità dei prodotti e sulla redistribuzione nei circuiti di vendita.

Aumento dei delta (ossia premio pagato dalle bianche ai fornitori o “Platt’s +”)

Agli operatori indipendenti che acquistano prodotto vengono applicate condizioni che prevedono il pagamento della quotazione Platt’s CIF Med più un “premio” (c.d. Platt’s+), comprensivo di costi di servizi di fornitura e della “quota bio.

Su quest’ultimo fattore – sempre più consistente negli anni in dipendenza dal progressivo aumento delle quote percentuali d’obbligo fissate dalla legislazione – vale la pena di ricordare che AGCM ha avviato e concluso (procedimento I-684/2023, delibera 31673/2025) un’indagine sul “cartello” del costo di rivalsa sui clienti della componente bio, che ha scaturito una sanzione di quasi un miliardo di euro, e che i relativi ricorsi di ENI, ESSO, IP, Q8, Saras e Tamoil sono stati rigettati dal TAR Lazio nel maggio del corrente anno.

Anche in questo caso, FIGISC ha esaminato per un periodo temporale ampio (gennaio 2019-giugno 2026) i dati del premio medio Platt’s+ e della componente bio sia inclusa che esclusa, dovendosi tenere conto che, nel tempo, la componente bio è aumentata in proporzione analoga, ancorchè leggermente superiore al premio totale (di un fattore quasi 4 contro 3,0-3,5).

Anche su questa tematica, sinteticamente, si osserva che nelle medie annue definitive o parziali (2026):

  • il premio Platt’s+ è lordo sempre andato aumentando (salvo nel 2024)
  • la crisi Russia-Ucraina ha fatto registrare un “salto” del valore del premio di circa 0,030 €/lt sul 2021 e quella USA-Iran nel 2026 un incremento dello stesso valore sul 2025, per ambedue i prodotti
  • analoghe dinamiche si riscontrano per il premio Platt’s+ netto (ossia bio escluso)
  • significativamente, i picchi più elevati si registrano in coincidenza con le predette crisi: a marzo 2022 con una media mensile Platt’s+ lordo di 0,146 €/lt per la benzina e di 0,141 per il gasolio, ad aprile 2026 con una media mensile ancora di 0,146 per la benzina e 0,143 per il gasolio.

Conclusivamente anche su questo aspetto, si può dire solo in parte quanto anticipato sul punto precedente: al netto della vicenda biocarburanti, l’aumento dei premi extra rete ha assunto caratteristiche strutturali stabili, tanto più accentuate se dipendenti da fasi di crisi tali da incidere sulla disponibilità dei prodotti e sulla redistribuzione nei circuiti di vendita.

In questo scenario si ricordano le allarmate dichiarazioni di Assopetroli-Assoenergia di fine marzo, in piena crisi di aumento generalizzato delle quotazioni internazionali: «in alcune aree del Paese di delineano dinamiche profondamente anomale nei meccanismi di formazione dei prezzi lungo la filiera. In particolare, si stanno registrando situazioni in cui i prezzi di acquisto all’ingrosso risultano superiori ai prezzi praticati al pubblico, configurando un’inversione dei fondamentali economici che rende strutturalmente insostenibile l’operatività degli operatori non integrati», allarme solo parzialmente rientrato.

 

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