LOTTA AL NERO E RETE-EXTRARETE SECONDO ASSOPETROLI

ASSOPETROLI

In una lunga intervista a STAFFETTA, la nuova dirigenza di ASSOPETROLI, nelle persone di Andrea ROSSETTI e di Andrea SALSI, – rispettivamente Presidente e Vicepresidente -, hanno toccato, tra molti altri, due punti che ci sembra assai opportuno sottolineare: a) la lotta alle frodi ed all’illegalità del settore, b) nell’ottica della visione di Assopetroli dell’evoluzione del mercato che delegherà la fase distributiva sempre più a valle e al di fuori delle grandi corporates, la integrazione commerciale e funzionale di rete ed extrarete.
Ne riportiamo, pertanto, integralmente [per g.c.] i passaggi ed i contenuti.

LOTTA AL NERO
<<Una delle questioni più urgenti che la nuova presidenza si trova ad affrontare è quella delle frodi Iva e della concorrenza sleale nella distribuzione carburanti, su cui Rossetti raccoglie il testimone della denuncia di Ferrari Aggradi. «La denuncia è la parte relativamente più facile, anche se per nulla scontata, del lavoro che Assopetroli ha fatto. Sappiamo di essere partiti prima degli altri, anticipando il lavoro di altre associazioni che per fortuna si stanno concentrando anch’esse su questi temi. Come nuova presidenza abbiamo parlato di una “fase due”. La denuncia ha assolto la sua funzione e ora bisogna fare qualcosa di più.

L’idea è di costruire un’interlocuzione stabile con le istituzioni (coinvolgendo le altre associazioni). Serve un tavolo di lavoro aperto a tutti quelli che fanno parte di questo mondo. Abbiamo già avuto incontri con altre realtà. Noi già dall’inizio di maggio abbiamo strutturato questa interlocuzione con le agenzie competenti e con gli organi di controllo».

L’istituzione di un tavolo permanente con l’Agenzia delle Entrate, le Dogane e la Guardia di Finanza può permettere di affinare gli strumenti e individuare correttivi per rendere più efficaci i controlli. «È di pochi giorni fa – ricorda Salsi – la notizia che l’Agenzia delle entrate ha un deficit di organico per cui nel 2014 hanno perso accertamenti per circa 1,5 miliardi di euro. Non c’è nessuno che firmi accertamenti e provvedimenti. Una situazione a dir poco complicata, che non riguarda solo gli oli minerali. Il punto quindi è che c’è una grande difficoltà a commisurare i mezzi alle necessità. Anche per questo è stata apprezzata la collaborazione della nostra associazione».

D’altro canto, combattere la concorrenza sleale è sempre più una questione vitale per le aziende del settore. «Le imprese hanno un interesse preciso a contrastare questo tipo di fenomeni, al di là del senso civico. Nessun elemento di efficientamento dell’azienda o dei processi può produrre una risposta a chi solo con l’Iva guadagna il 22% di margine competitivo, in un settore che vive di limature sui millesimi di euro. La nostra attenzione è cresciuta anche perché ormai è un problema trasversale, che riguarda la rete e l’extrarete, e generalizzato geograficamente. Si tratta di contrastare lo spiazzamento della concorrenza sleale, e l’azione delle associazioni deve concentrarsi su questo».

Si capisce che per Rossetti (e per le aziende Assopetroli) si tratta di un nodo non rimandabile e su cui le chiacchiere non hanno più spazio: l’idea di un protocollo di legalità tra le aziende viene scartata come mera iniziativa di immagine. «C’è il piano del ritorno di immagine e quello del contrasto. Il primo può avere un senso, ma in questa fase non è in cima alle nostre preoccupazioni. La questione non è dare l’idea di un settore che si mobilita prima e meglio di un altro.

Il punto è il contrasto, che viene fatto sostanzialmente dagli organi di controllo. E il problema delle frodi Iva è l’aspetto di gran lunga più preoccupante. Per come è strutturato il sistema, l’Agenzia delle Entrate vede i dati relativi alle dichiarazioni di intenti con troppo ritardo. Si può anche fare un protocollo di legalità ma il punto vero è un altro: gli strumenti a disposizione degli organi di controllo sono adeguati per intercettare questi fenomeni? Gli stessi organi riconoscono che andrebbe fatto molto di più, anche a valle delle ultime modifiche sull’invio telematico.

Dal tavolo di lavoro può scaturire il miglioramento di questi meccanismi nell’ottica di individuare i correttivi più efficaci in termini di contrasto e deterrenza che abbiano il minor impatto normativo e regolamentare».

Il rischio da evitare è infatti quello di appesantire il settore con controlli che vanno a colpire anche chi opera nella legalità. «Se si vogliono trovare soluzioni efficaci bisogna conoscere il settore e i consigli più interessanti vengono proprio da chi opera sul campo, dai responsabili degli accertamenti». Anche qui il punto è che mancano gli uomini e i mezzi per affrontare tutte le emergenze, e proprio per questo è importante che vi sia il massimo del coordinamento nelle attività. Insomma, conclude Rossetti, «c’è da rendere più efficiente la macchina che è a disposizione, rendendo gli strumenti più selettivi in modo da leggere i fenomeni in modo puntuale.

La questione dell’Iva secondo noi è la più urgente perché è un fatto abbastanza nuovo per cui il sistema di controlli non è strutturato. Il nostro settore ha controlli concepiti essenzialmente nell’ottica di presidiare il gettito delle accise controllando i depositari, i depositanti e la circolazione.

Ma in questo modo le frodi Iva non si possono individuare. Anzi, sono tutte operazioni formalmente conformi e si rischia di non avere efficaci anticorpi».>>

CONTROLLI GDF

RETE ED EXTRARETE
<<Venendo al mercato dei carburanti, è la progressiva confluenza di rete ed extrarete a caratterizzare le ultime evoluzioni.

«Guardiamo ai due settori in un’ottica sempre più integrata. Al nostro interno le aziende che si occupano esclusivamente di rete o di extrarete sono ormai sempre meno.

Chi ha fatto storicamente solo rete ormai si preoccupa anche di curare le condizioni di approvvigionamento, perché il classico contratto di convenzionamento è uno strumento in via di estinzione. Anche chi non gestisce la logistica comincia però a considerare i contratti di rifornimento della rete con un’ottica extrarete, con riferimento al mercato Platts, con quantificazione degli oneri accessori sempre più simili a quelli dell’extraretista. Il vecchio contratto di convenzionamento parlava di royalty e poco altro. Oggi c’è bisogno di avere un’attenzione costante anche a tutti gli altri aspetti a partire dal marketing e dal pricing e serve un dinamismo che era inimmaginabile solo qualche anno fa. In questo modo il mercato si omologa sempre più al registro della sua parte più competitiva e dinamica e lavora in una logica sempre più simile all’extrarete».

Questo comporta tra l’altro «in termini di valore un’erosione della redditività legata alla perdita dei volumi e/o alla perdita dei margini. Complessivamente il settore vive una fase molto complicata. Il problema di fondo è che sono spariti i consumi. È come se dal 2008 al 2014 fossero spariti i clienti di 6.000 impianti, pari a 9 miliardi di litri».

«Nonostante abbiano chiuso tre raffinerie – sottolinea Salsi – i consumi sono scesi molto di più rispetto alla riduzione dell’offerta. Ci sono circa 3.000 impianti in crisi gestionale che aprono e chiudono solo per rinviare il momento della dismissione finale.

È abbastanza irragionevole pensare alla possibilità di un ritorno ai livelli pre-crisi, non solo perché manca la ripresa ma per via dell’evoluzione degli stili di consumo che ha strutturalmente modificato il profilo della domanda. E l’offerta non potrà che adeguarsi. Ci sono molti fattori che possono rallentare questo passaggio ma l’offerta andrà razionalizzata, sia sulla rete che sull’extrarete».

Retisti ed extraretisti si trovano dunque a dover rispondere a un mercato in velocissima evoluzione. «Un tempo c’erano operatori che guardavano al settore come una rendita. Da tempo non è più così e questo ha portato ad un’evoluzione della professionalità».

Evoluzione che richiede sia formazione che aggiornamento per gli imprenditori del settore. «In questa fase decrescente e di ridefinizione dei ruoli, le imprese Assopetroli hanno delle carte da far valere. Sono piccole e medie imprese con modelli organizzativi caratterizzati da flessibilità operativa ed efficienza, che possono quindi intercettare i bisogni che il settore esprimerà in termini di servizi e diversificazione dell’offerta».

Le imprese della distribuzione sono cioè pronte ad affrontare il disimpegno delle compagnie dalla rete. «Certe attività che per una grande corporation possono essere a basso valore aggiunto e a troppo alto rischio, anche in termini di gestione dei processi, verranno trasferite sull’anello a valle della filiera. Da questo punto di vista c’è l’esigenza di professionalizzare le nostre aziende ma anche la necessità di renderle consapevoli di alcune valenze che possono diventare strategiche».>>

Nota informativa
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