CROLLANO I PREZZI INTERNAZIONALI. LE IMPOSTE SULLA BENZINA AL 63,3 %

greggio

Nella giornata di giovedì scorso – dopo il mancato raggiungimento dell’accordo tra Russia e OPEC sulla definizione dei livelli di produzione del petrolio ed il conseguente annuncio dell’OPEC di non ridurre la produzione in funzione del controllo dei prezzi, dando così formale avvio ad una «guerra dei prezzi» – il greggio ha perso di colpo più di 5 dollari al barile, mentre i prodotti finiti sono crollati di 57 dollari/tonnellata per la benzina e di 54,50 per il gasolio, ossia di circa 8 punti percentuali in un giorno solo.

Ma è da fine giugno che la tendenza alla retrocessione dei prezzi sul mercato dei fondamentali internazionali è ormai conclamata; con il tonfo di giovedì, da fine giugno il greggio ha perso 40 dollari al barile, ossia il 35,5 %, e se la quotazione in euro/barile ha perso solo 24,5 euro, ossia solo il 29,7 %, ciò è dovuto semplicemente al fatto che il cambio euro/dollaro nello stesso intervallo di tempo ha perso a sfavore della valuta comunitaria quasi 8,5 punti percentuali.

Stessa cosa si può dire per le quotazioni internazionali: sulla piazza del Mediterraneo la benzina è caduta di 0,178 euro/litro, vale a dire del 30,2 %, mentre il gasolio è sceso di 0,134 euro/litro [meno 23 %], valori che, se il tasso di cambio euro/dollaro avesse tenuto al livello di fine giugno, sarebbero pari rispettivamente a -0,213 ed a -0,172 euro/litro [il cambio sfavorevole insomma ha pesato negativamente per circa 3,5 eurocent].

Non poteva mancare la classica polemica su modi e tempi in cui i ribassi internazionali si riflettono sui prezzi alla pompa in Italia, polemica innescata sulla stampa venerdì, sull’onda delle notizie del crollo del giorno precedente, cui UNIONE PETROLIFERA ha duramente replicato a stretto giro di comunicato: «Contrariamente a quanto si legge su alcuni quotidiani la discesa dei prezzi del greggio e di conseguenza dei prodotti raffinati rilevati dal Platts e scambiati sui mercati internazionali, si è riflessa praticamente per intero sui prezzi industriali di benzina e gasolio che sono tornati sui valori minimi dal dicembre 2011».

Ciò che è accaduto giovedì sui mercati internazionali si potrà vedere nei prossimi giorni [per ovvie ragioni tecniche perché serve qualche giorno per trasferire all’intero circuito della distribuzione le variazioni del prezzo alla pompa]; non si può pensare che si tratti di un automatismo ad orologeria sincronizzata, senza contare che al drastico ribasso – giocato soprattutto sui mercati finanziari a termine e non su quelli «fisici» [non ridurre la produzione, infatti, non significa produrre più di quanto già non si faccia] – seguirà probabilmente un riassestamento parziale verso l’alto.

E secondo il Presidente Nazionale della FIGISC, Maurizio MICHELI, nel suo consueto appuntamento dell’osservatorio prezzi settimanale di venerdì 28 novembre «a meno di eventuali drastici controrimbalzi delle quotazioni internazionali in senso contrario nei prossimi giorni derivanti da un assestamento del mercato, sussisterebbero tutte le condizioni per prezzi in marcata diminuzione, con variazioni massime attorno a 2,0 eurocent/litro ed oltre già nei primi quattro giorni da oggi [ossia da venerdì 28/11]».

Ma, tonfo di giovedì a parte ed i cui effetti possono essere misurati solo da ora, in che misura i ribassi internazionali messi a segni sino ad un momento prima di quel tonfo si sono riflessi sui prezzi alla pompa in Italia da fine giugno?

Intanto una indispensabile precisazione: cambio e quotazioni internazionali del greggio determinano le quotazioni dei prodotti finiti, le quali a loro volta sono solo una frazione – attorno alla terza parte – del prezzo finale. Per vedere cosa è successo bisogna prescindere dal contenuto fiscale del prezzo [di cui diremo più sotto], cioè non prendere in considerazione accise, addizionali regionali di accisa ed IVA, ed osservare le variazioni del prezzo industriale, cioè quella parte del prezzo finale che incorpora le quotazioni dei prodotti finiti ed i costi e margini del sistema distributivo.

Da fine giugno a mercoledì scorso [prima del crollo dei prezzi], le quotazioni internazionali della benzina sono scese di 14 cent/litro, da 59 a 45; quelle del gasolio sono scese di 10 cent/litro, da 59 a 49. Il prezzo industriale medio Italia della benzina nello stesso periodo è sceso di 11 cent/litro, da 70 a 59 e quello del gasolio è sceso di 10 cent/litro, da 73 a 63.

C’è pertanto per il gasolio – che costituisce il 70 % dei consumi –  una perfetta corrispondenza tra le dinamiche del prezzo internazionale e quelle del prezzo industriale nazionale sul gasolio; per la benzina, che costituisce il 30 % dei consumi, si rileva, invece, uno scostamento di circa 3 cent/litro tra le variazioni internazionali e quelle nazionali. Sommando i due prodotti, infine, lo scarto tra prezzi nazionali e prezzi internazionali è pari a poco meno di un cent/litro in più.

Il crollo dei prezzi internazionali accentua, nella composizione del prezzo Italia, il soffocante peso della componente fiscale: nell’ultima settimana dal 23 al 28 novembre – sempre secondo le stime dell’osservatorio prezzi della FIGISC – le imposte sulla benzina hanno raggiunto il 63,3 % del prezzo alla pompa e quelle sul gasolio il 58,3 %.

Ma pare anche che la diminuzione dei prezzi che si manifesta da luglio in qua cominci a determinare una qualche marginale ricaduta sui consumi che, da luglio appunto ad ottobre [i dati di novembre saranno disponibili fra una quindicina di giorni], hanno segnato un lieve incremento sullo stesso periodo del 2013: 14,336 contro 14,157 miliardi di litri, con un segno attivo di 1,26 punti percentuali.

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