DUE CONTI VERI SUI PREZZI (E QUALCHE FIABA SUL PETROLIO SOTTO ZERO)

Grande risonanza ha avuto la chiusura “sotto zero” del 20 aprile sul mercato dei future del greggio WTI: un secco -37,63 /barile, che ha scatenato fiabe e fantasie durate lo spazio di 24 ore, trascorse le quali il WTI risaliva di +47,64 dollari, portandosi il 21 aprile a 10,01 $/barile, il 22 a 11,57 ed il 23 aprile a 16,50. Di cosa si tratta? Anzitutto di una paper economy, insomma barili di carta su un mercato finanziario troppo ricco di liquidità, in un momento in cui i consumi sono a picco per la pandemia ed il greggio è talmente abbondante che, dal momento che non viene consumato, non si sa neppure dove possa essere stoccato. La situazione perfetta per innescare una tendenza ad un netto ribasso dei prezzi, per di più, ancora, con il calendario che segnava l’ultimo giorno per la chiusura dei contratti: una ragione più che buona per gli speculatori di liberarsi dalle opzioni prima di perderci anche la camicia. Una singola chiusura “pazza” di mercato, che potrebbe ripetersi alla chiusura del prossimo contratto fra un mese, o fra due, se le condizioni generali rimarranno come sono configurate ora e come è probabile che permangano.

Questo “cigno nero” ha tuttavia attirato l’attenzione di vari fronti, da quello dei più accesi circoli ambientalisti che festeggiavano finalmente “l’inutilità del petrolio” sulla base del debole postulato che se di una cosa scende il prezzo significa che essa non serve più, a quello dei media che come sempre si domandano come mai un’ora dopo che si conosce il fixing in ribasso della quotazione del greggio a Wall Street ancora non sia sceso il prezzo alla pompa a Fiesole.

E, comunque, ci si scordi pure che, se la quotazione dovesse scendere ancora sotto zero, quel giorno si potrà andare a fare il pieno ricevendone in cambio non solo carburante, ma anche denaro: solo di imposte statali, almeno in Italia, si dovrebbe sborsare ancora quasi 1,00 €/litro, senza contare che trovare carburante sotto casa o quasi comporta una logistica distributiva, la creazione e la gestione dei punti vendita, ecc.

 

Ma dopo le fiabe, i numeri veri.

Dal primo di gennaio al 23 aprile, il greggio di riferimento americano (il WTI, quello andato “sotto zero” il 20 aprile) è caduto da 61,06 a 16,50 $/barile, con una flessione di 44,56 dollari e del 72,98 %; a sua volta, il greggio di riferimento europeo (il BRENT) ha perduto 67,68 punti percentuali e 44,67 $/barile (da 66,00 a 21,33); insomma da due terzi a tre quarti circa. Si precisa che tali valori rappresentano le quotazioni del future sul mercato Nymex, cioè il “greggio di carta” del circuito della finanza internazionale più che il “greggio vero” che viene rilevato al valore spot.

Parimenti, sul mercato CIF Mediterraneo dei prodotti finiti, nello stesso lasso temporale, le quotazioni di riferimento sono cadute da 542,99 a 177,78 $/tonnellata per la benzina (-365,21 dollari e -67,26 %) e da 554,12 a 206,75 $/tonnellata (un crollo di 347,37 dollari e di 62,69 punti percentuali). Convertendo tali quotazioni in €/litro, la benzina è passata da 0,410 a 0,134 €/litro (-0,276 €/litro e -67,26 %), il gasolio da 0,468 a 0,162 €/litro, con una flessione di 0,306 €/litro e del 65,36 %.

Come si trasferiscono queste variabili – veramente notevoli in termini di valore – sul prezzo alla pompa in Italia è un dato facilmente accertabile, ma non si può prescindere da una valutazione sulla tenuta del sistema distributivo a fronte del trend delle vendite, condizionato pesantemente dal lockdown di marzo ed aprile (per ora?) che avrà sottratto – come spiegato nell’articolo successivo – oltre 4 miliardi di litri di carburanti per autotrazione.

Nello stesso periodo di tempo (01.01-23.04) i prezzi della benzina nella rete dei marchi petroliferi sono scesi da 1,600 a 1,418 €/litro per la modalità self service (-0,182 €/litro e -11,38 %) e da 1,756 a 1,601 €/litro per la modalità servito (-0,155 €/litro e -8,83 %), i prezzi del gasolio da 1,493 a 1,310 €/litro per la modalità self service (-0,183 €/litro e -12,26 %) e da 1,655 a 1,497 €/litro per la modalità servito (-0,158 €/litro e -9,55 %); i prezzi della benzina nella rete indipendente sono scesi da 1,567 a 1,402 €/litro per la modalità self service (-0,165 €/litro e -10,53 %) e da 1,609 a 1,452 €/litro per la modalità servito (-0,157 €/litro e -9,76 %), i prezzi del gasolio da 1,464 a 1,288 €/litro per la modalità self service (-0,176 €/litro e -12,02 %) e da 1,505 a 1,339 €/litro per la modalità servito (-0,166 €/litro e -11,03 %).

Sulla verifica che le variazioni dei prezzi siano adeguate o meno alle variazioni dei fondamentali internazionali di mercato (e nello specifico delle quotazioni di riferimento dei prodotti finiti), quel che si può fare è confrontare le due grandezze tra loro relazionabili: la quotazione Mediterraneo del prodotto finito benzina è calata di 0,276 €/litro, con IVA di 0,337 €/litro, quella del prodotto finito gasolio è scesa di 0,306 €/litro, con IVA di 0,373 €/litro; diciamo con IVA, perché le variazioni del prezzo alla pompa sono su prezzi ivati.  La variazione media dei prezzi della benzina (media tra le due modalità di servizio e media tra rete di marchio petrolifero e rete indipendente) è di 0,165 €/litro, ossia pari al 48,9 % della variazione del prodotto finito (0,337), la variazione media dei prezzi del gasolio è di 0,171 €/litro, ossia pari al 45,7 % della variazione del prodotto finito (0,373).

Ed a comprova di un tanto, i dati relativi al margine lordo [ossia prezzo al consumo meno (somma imposte) più (quotazione di riferimento CIF Mediterraneo prodotto finito)], sempre nel periodo 01.01-23.04.2020, evidenziano che tale valore per la benzina nella rete dei marchi petroliferi per la modalità self service è salito di +0,127 €/litro e di un +73,27 % e per la modalità servito di +0,149 €/litro e di 49,49 punti percentuali, i margini lordi del gasolio per la modalità self service sono cresciuti di +0,156 €/litro e di un +112,74 % e per la modalità servito di +0,176 €/litro e di un +65,09 %; per i margini lordi per la benzina nella rete indipendente per la modalità self service sono saliti di +0,141 €/litro e di un +96,39 % e per la modalità servito di +0,147 €/litro e di 81,63 punti percentuali, i margini lordi del gasolio per la modalità self service sono cresciuti di +0,162 €/litro e di un +141,13 % e per la modalità servito di +0,170 €/litro e di un +114,66 %).

Per meglio interpretare questo dato, che a prima vista potrebbe apparire vagamente speculativo, si deve osservare che, a fronte di una media ponderale di aumento dei margini lordi nell’ordine del 90 % sui margini di inizio d’anno (e quando si parla di margini lordi si intendono tutti i costi di gestione ed investimento della catena distributiva), in due mesi sono andati perduti volumi di vendite mediamente nell’ordine del 55 %, con una interruzione, a tutti i livelli della filiera distributiva, del ciclo commerciale e della liquidità e che questa macchina distributiva non ha potuto essere semplicemente abbandonata al lato della strada durante il lockdown, come se tutti se ne fossero andati via, dopo aver spento i fanali e tirato il freno a mano.

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