IL SENSO PERDUTO DELLO STATO

«In una situazione difficilissima per il nostro Paese, con una sempre più diffusa sensazione di ansia degli italiani rispetto al presente della salute pubblica ed al futuro della situazione economica, in cui si assiste ogni giorno al senso di responsabilità collettiva ed individuale di questa Nazione, alla dedizione e generosità di molti che ancora assicurano i servizi essenziali, fino alla straordinaria  ed eroica lotta quotidiana degli operatori della sanità, l’ultima cosa che serve alle persone ed alle imprese è il permanere  ossessivo di burocrazia e/o l’accanimento acritico e inutilmente punitivo di chi, sia pur in mezzo a mille difficoltà, è preposto alla sorveglianza.

Mi permetto di sottoporre alla Vostra attenzione un episodio occorso in questi giorni, che non ha né avrà evidenza pubblica ma stigmatizza ciò che chi agisce per conto dello Stato non dovrebbe fare.

I benzinai lamentano l’insostenibilità in autostrada di dover tenere aperta l’attività con i costi fissi incomprimibili a fronte di un crollo delle vendite dell’85 %, circostanze tutte documentate nei giorni precedenti da tutti i media (il presunto “sciopero” dei benzinai!) dalla conference call del 30 marzo tra le rappresentanze della categoria, concessionari autostradali e Ministri delle infrastrutture e trasporti, dello sviluppo economico. Il giorno dopo la Guardia di Finanza  entra nella stazione di servizio di uno dei rappresentanti di categoria, osserva che là dove i (pochissimi) clienti vanno a pagare sono esposti articoli che non rientrano nei generi di prima necessità ed elevano verbale e sanzione pecuniaria per inosservanza delle norme dei vari DPCM sfornati dal Governo in queste settimane. Ora, la ratio per cui il divieto di vendita di beni non essenziali è stato istituito è quello di fungere da deterrente di assembramenti per il loro acquisto, creando occasioni di contagio; nel caso in questione l’unico assembramento possibile è stato esattamente quello di chi è entrato per esercitare il controllo in locali in cui non entrava nessun altro per le ragioni note all’intero Paese.

Insomma, chi deve tenere aperta l’attività, seppur in perdita,  perché rientra nei servizi essenziali, è esposto a sanzioni, denunce, reprimende derivanti da una  burocrazia prepotente o da applicazioni palesemente sproporzionate od arbitrarie dei dispositivi normativi. È di questa “burocrazia ” che ha bisogno questo Paese, per il quale, sia pure per salvaguardare la salute dei cittadini sono state sospese le libertà fondamentali (lavoro, movimento, socialità)? Perché la drammatica congiuntura che stanno vivendo – per la quale va detto nessuno era minimamente preparato – non ha reso gli italiani meno cittadini e più sudditi.»

Luca Squeri

pubblicato su Il Giornale, venerdì 3 aprile 2020

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