IN QUESTO NUMERO

COMMISSIONI E NORME EUROPEE: GESTORI SCRIVONO AI MINISTERI

FAIB, FEGICA e FIGISC ANISA hanno appena scritto ai soggetti competenti [Economia e Finanze, Banca d’Italia ed Associazione Bancaria Italiana]…

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BOSSI: LA POMPA BIANCA FA CHIUDERE I GESTORI

Pubblichiamo di seguito l’intervista di Graziano BOSSI, rilasciata a LA PROVINCIA di Cremona sulle conseguenze derivanti alla rete dall’apertura della…

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Nota informativa
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MICHELI, FIGISC: RIPARTIRE A GENNAIO, E RIPARTIRE DAVVERO

MICHELI, FIGISC: RIPARTIRE A GENNAIO, E RIPARTIRE DAVVERO

In tempi di crisi [può essere che l’Italia stia «uscendo dalla crisi», come ci dice la politica, ma il problema è che ci vuol tempo, e fortuna, per risalire la china] e di grave difficoltà del settore [nel quale stanno che peggio non si può quanti sono collocati in fondo alla filiera], non è il caso di fare un consuntivo dell’anno che sta finendo, un rito che ha senso quando si va avanti, quando si portano a casa risultati importanti, non quando le situazioni, già difficili, stagnano o persino peggiorano.

Abbiamo davanti una breve pausa di festività, una piccola tregua, finita la quale dovremo ripartire sapendo, purtroppo, che ci ritroveremo davanti esattamente i problemi che ci accingiamo a lasciare fra qualche giorno, e solo per un brevissimo momento, che si spera sia almeno sereno tra gli affetti delle nostre famiglie.

Ripartire, dunque, come sempre accade dopo brevi interruzioni, ma ripartire davvero e davvero non solo annunciare un’ennesima ripartenza, per cercare di ridare il senso di una iniziativa, di una speranza e fugare il senso di frustrazione e rassegnazione che attanaglia questa Categoria e ridare senso e slancio al ruolo delle associazioni di rappresentanza dei gestori.

Da cosa ripartire? Qualche mese fa, a settembre, FAIB, FEGICA e FIGISC hanno formulato un documento, che, pur essendo ancora un semplice appunto sulle cose condivise e da fare, chiariva invece una serie di priorità su cui sviluppare l’iniziativa comune: la contrattazione collettiva contro i tentativi delle aziende di strappare ai gestori patti individuali fuori da leggi e concertazioni, le politiche dei prezzi, l’osservanza degli accordi, l’illegalità [che fa purtroppo il paio con l’elevata fiscalità sui carburanti], la ricerca di nuovi strumenti contrattuali.

Ciascuno di questi «titoli» è fondamentale per la nostra Categoria e tutti sono indissolubilmente connessi tra loro.

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Non facciamo difficoltà a capire che, ad esempio, il tema della illegalità dilagante nel sistema è una ulteriore letale minaccia al gestore che, totalmente subalterno alle compagnie in termini contrattuali, si trova a subire la concorrenza «legale» e quella del «nero» e del contrabbando, che l’illegalità sottrae ingenti imposte, quelle stesse imposte che gravano per quasi, o persino oltre, i due terzi del prezzo dei carburanti [nonostante i prezzi della materia prima siano crollati] e che costituiscono il bancomat abitudinario dei Governi, mentre il gestore deve combattere e soccombere nelle guerre dei prezzi di un mercato che gioca sul filo di qualche millesimo di euro.

Così come è evidente che le politiche dei prezzi si giocano su canali differenziati che favoriscono, oltre ogni giustificazione economica sulla diversa natura dei contratti e del rapporto tra fornitori e rivenditori, tutto e solo ciò che sta fuori dalla rete affidata ai gestori, con numeri tali che rendono impossibile a priori per questi ultimi ogni partita sulla concorrenza, in un lucido progetto – in una fase in cui i margini sono remunerativi solo a monte, in altre fasi della filiera – di terziarizzare la fase finale della distribuzione, pur mantenendo il controllo del prezzo, di fare a meno del gestore, ormai spremuto fino all’osso, portandolo direttamente al default economico e/o automatizzando la rete stessa. Come è fin troppo chiaro che norme e regole sul tema della concorrenza – che pure ci sono – sono fumose, inefficaci o vengono tranquillamente eluse senza conseguenze di sorta.

Ed anche dentro la rete in cui rimane il gestore, dove sono stati concordati e raggiunti accordi, le politiche aziendali dei prezzi, con la crescente divaricazione tra le diverse modalità di servizio, spiazzano i gestori di fronte alla concorrenza.

Così come è evidente che si sono raggiunti faticosamente degli accordi con le aziende, magari discutibili e persino deludenti sotto l’aspetto economico, non certo per mancanza di determinazione o per sudditanza, ma per evitare che il ricorso alla contrattazione individuale [una cosa che le compagnie perseguono sul campo, ma che anche l’Antitrust, purtroppo, suggerisce e ripetutamente indica] diventasse la generalità, l’unica forma dei rapporti tra gestori e compagnie e perché non si doveva, non si poteva – e questo spiega perché si è andati a contenzioso legale con quei marchi che non negoziano rinnovi di accordi – accettare il comportamento – che poi diventa precedente e principio generale – che si potessero tranquillamente disattendere le norme – tuttora vigenti – sulla contrattazione collettiva. Accordi che pure è difficile far rispettare dalla controparte, accordi su cui esistono baratri incolmabili tra le parti tuttora aperti, come nel caso dei ghost di Q8.

Ed è altresì evidente che, in tutto il contesto del settore e del mercato, con le cose già dette sopra, ed anche nel contesto degli accordi – dove questi sono stati fatti -, è urgente affrontare il problema dei contratti, della sostanza, cioè, del rapporto con le aziende, un punto che è stato messo al centro di quell’«agenda» unitaria di settembre. Un obiettivo che è sempre insoluto, a distanza di quasi quattro anni dalla legge che rendeva possibili le nuove figure contrattuali.

Sono le aziende che non hanno voluto affrontare il nodo, non i gestori, che capiscono che oggi sono loro ad avere bisogno di flessibilità in un mercato in cui non ci sono regole e che forse non capiscono più perché non sia ancora tagliato questo nodo, mentre le aziende o sono garantite dal contratto di esclusiva e comodato – in cui il prezzo non è del gestore in nessuno dei suoi passaggi di formazione -, o si sono garantite fuori dalle leggi di settore con gli accordi individuali di appalto di servizi, guardianìa, ecc.

Sono queste le cose da cui ripartire davvero – e ripartire tenendo più che mai saldo il valore dell’unità delle sigle -, sono queste le cose di sostanza su cui si gioca la partita stessa del sindacato o dell’associazione che chiamar si voglia, sono le cose che forse servono davvero alla nostra gente.

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Fra qualche giorno è Natale.

A tutti gli Associati, Colleghi, a tutti i Gestori, ed ai loro Cari, porgo l’abbraccio e gli auguri più sinceri e cordiali miei personali, della Presidenza, degli Organismi sociali tutti della FIGISC, per le imminenti festività natalizie e di inizio d’anno.

MAURIZIO MICHELI

Presidente Nazionale FIGISC CONFCOMMERCIO

COMMISSIONI E NORME EUROPEE: GESTORI SCRIVONO AI MINISTERI

Paying by card

FAIB, FEGICA e FIGISC ANISA hanno appena scritto ai soggetti competenti [Economia e Finanze, Banca d’Italia ed Associazione Bancaria Italiana] una comunicazione per sollecitare un incontro per l’applicazione delle nuove norme europee sulla riduzione delle commissioni per i pagamenti in moneta elettronica, di cui riproduciamo di seguito il testo:

<<Illustrissimi,

la riduzione dell’uso del contante unitamente ad una più incisiva diffusione della moneta elettronica costituiscono per le scriventi Federazioni obiettivo prioritario suscettibile di produrre oggettivi benefici per le imprese che operano nella rete distributiva dei carburanti, sia in via principale in tema di sicurezza per le aziende e per i loro dipendenti che per la sostenibilità dei costi a fronte della progressiva diminuzione dei margini operativi e dei volumi di erogato.

Come è noto, tuttavia, le rilevanti commissioni bancarie pagate dalle imprese per le transazioni in moneta elettronica, sono diventate di fatto un costo passivo non più proporzionato al margine, soprattutto per le imprese di minori dimensioni, prive di qualsivoglia potere negoziale nei confronti del sistema bancario.

Per inciso, si ricorda brevemente il travagliato iter dei provvedimenti che, in merito, hanno interessato nel tempo il settore della distribuzione dei carburanti ed hanno determinato notevoli situazioni di disagio e di contenzioso: originariamente, infatti, era stato previsto l’azzeramento delle commissioni per pagamenti tramite carta fino ad importi inferiori ad euro 100 (articolo 34, comma 7, legge 183/2011), dispositivo poi confermato «a termine» (articolo 12, comma 10, legge 214/2011 ed articolo 27, comma 1 lettera d), legge 27/2012) ed infine semplicemente cancellato con il Decreto MEF n. 51 del 14.02.2014.

FAIB , FEGICA e FIGISC –  ANISA ritengono che le nuove regole europee, conseguenti all’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2015/51 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo alle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento basate su carta, oggi pienamente operative anche in Italia, debbano e possano declinarsi favorevolmente nel settore rappresentato, con una significativa diminuzione delle commissioni pagate dai gestori degli impianti di distribuzione carburanti, che non si traduca, nel contempo, in un meccanismo di compensazione improprio mediante una lievitazione dei costi.

Per le motivazioni più sopra addotte, le scriventi Organizzazioni sono a richiedere l’urgente convocazione di un tavolo di lavoro che, sotto l’egida del Governo per le competenze esercitate dai competenti Ministeri, riunisca le rappresentanze dei gestori e degli operatori del settore della distribuzione carburanti, unitamente al sistema bancario e dei gestori delle carte di pagamento con l’obiettivo di definire un protocollo d’intesa ed operativo atto a garantire l’applicazione delle norme comunitarie ed il perseguimento delle finalità, che sembrano comunemente condivisi, della sicurezza pubblica, della sostenibilità economica e della riduzione dell’uso del denaro contante.

Confidando in un rapido e positivo riscontro, è gradita l’occasione per porgere i più distinti saluti.>>

BOSSI: LA POMPA BIANCA FA CHIUDERE I GESTORI

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Pubblichiamo di seguito l’intervista di Graziano BOSSI, rilasciata a LA PROVINCIA di Cremona sulle conseguenze derivanti alla rete dall’apertura della pompa bianca IPERCOOP:

«A gennaio prevedo che diversi distributori in città potrebbero chiudere i battenti».

Graziano Bossi, vice presidente di Confcommercio fa una previsione a fosche tinte per questo settore. «Dalle notizie in mio possesso — spiega — cinque benzinai miei colleghi sarebbero intenzionati a cessare l’attività. Tutti e cinque si trovano nei presso della pompa bianca dell’Ipercoop».

A breve si capirà l’estensione del fenomeno.

L’altissima concentrazione di stazioni di servizio che ha da sempre caratterizzato la zona a ovest del centro città, potrebbe cessare. «Due dei tre gestori degli impianti della Tamoil – afferma Bossi – dovrebbero lasciare. A quel punto, l’azienda procederebbe con una gestione in proprio, affidata ad un solo incaricato, che si occuperebbe della raccolta degli incassi».

Notizie poco rassicuranti circolano anche su altri due impianti della zona. «Le voci che mi giungono parlano della possibile chiusura di Total Erg di viale De Gasperi e dell’Agip di via Milano. D’altron-de, la gran parte dei distributori che si trovano in città erogano ormai meno di 1.000 litri al giorno. Se si tiene conto che il guadagno per il benzinaio è di 2,2 centesimi di euro al litro per il self service e di 4 centesimi per il servito, risulta che il guadagno giornaliero oscilla tra i 25 e i 30 euro. I distributori che lavorano di più arrivano al massimo a 2.500 litri al giorno. Chi non ha altri introiti oltre al carburante, non può continuare».

I conti sono presto fatti e la dicono lunga sul crollo delle vendite alla pompa che c’è stato negli ultimi tempi.

«Io stesso — spiega Bossi — che ho un distributore a Trescore, vale a dire a sette chilometri dalla pompa bianca, ho avuto un calo notevole. Nel novembre del 2014 avevo venduto 65.000 litri, nel novembre di quest’anno mi sono fermato a 49.000. I carburanti alla pompa bianca costano meno di quanto li paghi io alla società che me li fornisce».

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Bossi mette sul tavolo numeri che sono molto eloquenti.

«Gli impianti che a Crema vanno meglio arrivano ad erogare ciascuno tre milioni di litri di carburante all’anno. Una pompa bianca, secondo i dati nazionali, oscilla dai dieci ai quindici milioni. Non c’è partita».

Il vice presidente di Confcommercio chiude con una previsione pessimistica. «Io credo che quando verrà approvato il decreto del governo, che prevede la concessione di un bonus per chi bonifica un terreno che ospita un distributore dismesso, molti miei colleghi cesseranno la loro attività».

PREZZO INDUSTRIALE COME A MAGGIO 2009, MA NON PREZZI E IMPOSTE

accise

In questi giorni [20 dicembre 2015] il prezzo industriale è tornato ai livelli dei primi giorni del maggio 2009 [6 maggio], ma non si può certo dire la stessa cosa dei prezzi al consumo e soprattutto delle imposte.

Se il prezzo industriale é rimasto praticamente eguale e persino diminuito [rispettivamente oggi 0,440 euro/litro contro 0,435 il 06.05.2009 per la benzina (+0,005 euro/litro), 0,421 contro 0,468 per il gasolio (-0,036)], il prezzo al consumo è aumentato e non di poco: oggi si aggira su 1,436 euro/litro contro 1,199 il 06.05.2009 per la benzina (+0,237 euro/litro) e su 1,266 euro/litro per il gasolio contro 1,056 (+0,210), mentre per le imposte il salto è di +0,232 euro/litro per la benzina [oggi 0,996 contro 0,764 del 6 maggio 2009] e di +0,246 per il gasolio [0,845 contro 0,599].

Sui fondamentali internazionali di mercato, il 6 maggio 2009 il Brent valeva 0,260 euro/litro [con un cambio euro/dollaro a 1,3322] mentre oggi viaggia su 0,214 [ma il cambio è crollato a 1,0836], mentre le quotazioni dei prodotti finiti sulla piazza del Mediterraneo sono pari a 0,315 euro/litro per la benzina ed a 0,266 per il gasolio [in data 06.05.2009 erano, rispettivamente, di 0,311 e 0,306].

GRAFICO DELLE DINAMICHE PREZZO BENZINA

benzina

Rispetto alla data di confronto, per la benzina il prezzo al consumo è più alto del 19,7 %, il prezzo industriale è immutato [+1,0 %] e le imposte sono più elevate del 30,4 %, mentre nel caso del gasolio il prezzo al consumo è più alto del 19,9 %, il prezzo industriale è diminuito [-7,9 %] e le imposte sono più elevate addirittura del 41,1 %.

GRAFICO DELLE DINAMICHE PREZZO GASOLIO

gasolio

Per curiosità: quanto costerebbero al consumo, con gli attuali prezzi industriali, benzina e gasolio senza le stangate sulle accise e gli aumenti dell’IVA intervenuti dal 2009? Presto detto: la benzina si attesterebbe su 1,205 euro/litro, 23,1 cent in meno di oggi, ed il gasolio 1,013 euro/litro, ossia 24,3 cent in meno del prezzo del 20 dicembre.

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