UN ESERCIZIO «CONTABILE» SULLA RETE

Siccome della rete distributiva dei carburanti si è tornato, a vario titolo, a parlare spesso in queste ultime settimane, proviamo a rifare un astratto gioco «contabile» aggiornato sulla sua consistenza in termini di numero dei punti vendita.

Su Figisc Anisa News n. 30 del 11.12.2016 si è fatto riferimento ai «numeri» della rete quali indicati come ottimali da UNIONE PETROLIFERA, agli studi sviluppati da NOMISMA e ad altri ancora, sviluppati ormai in epoca «archeologica» da chi scrive.

E che di vera e propria archeologia si parli con attinenza alla rete distributiva dei carburanti è, se non altro, testimoniato dalla datazione dei primi accenni alla sua «razionalizzazione».

A partire dalla Delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica 23.12.1975 che, formalizzando il piano energetico nazionale, definiva due obiettivi primari nella riduzione, rispettivamente, di un decimo della consistenza della rete e dell’elevazione a 500 mc dell’erogato medio degli impianti, per continuare con la Delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica 23.12.1977, che assume i seguenti obiettivi: a) conferma della riduzione entro l’esercizio 1980 di un decimo della consistenza della rete distributiva, già indicata nella delibera del 1975, b) revoca delle concessioni marginali con erogato medio annuale inferiore a 100klt nell’esercizio 1976, c) blocco del rilascio di nuove concessioni sino al termine del 31.12.1980, d) chiusura degli impianti situati nei centri storici, ove incompatibili con la tutela del patrimonio storico, ambientale ed architettonico, ovvero con la tutela della circolazione. Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 08.07.1978 stabilisce che il numero degli impianti di distribuzione automatica di carburanti per uso di autotrazione debba essere ridotto: a) mediante chiusura entro il 31.03.1983 degli impianti che nell’anno 1976 abbiano erogato una quantità non superiore a klt 100 di prodotti; b) mediante ulteriore eventuale chiusura di impianti fino a raggiungere gradualmente entro il 1985 l’erogato medio europeo, principio confermato altresì dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 31.12.1982, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11.09.1989 stabiliva che, per un graduale adeguamento della rete distributiva alla situazione già in atto a livello europeo anche in vista dell’integrazione del 1992, occorre perseguire una riduzione del numero di impianti, come premessa per una loro maggiore produttività.

Dopo ulteriori nove anni si arriva alla «riforma Bersani», ossia il Decreto legislativo 11.02.1998, n. 32, che, nelle more della liberalizzazione, contiene elementi che richiamano alla razionalizzazione: l’articolo 3, infatti, porta un significativo inciso: «se al termine del periodo [N.d.R.: diciotto mesi o due anni dalla data di entrata in vigore del decreto] si registra un numero di impianti sensibilmente divergente dalla media dei rapporti fra il numero di veicoli in circolazione e gli impianti stessi, rilevati in Germania, Francia, Regno Unito e Spagna…possono essere emanate ulteriori disposizioni attuative e integrative del disposto…al fine di perseguire l’allineamento alla predetta media».

Fermiamoci al concetto di riferimento ai quattro Paesi europei indicati. Sono – assieme all’Italia – i più grandi e popolosi e di conseguenza hanno il parco veicoli più consistente, un corretto punto di paragone, quindi, che mantiene coerenza anche a distanza di quasi diciotto anni.

In questi diciotto anni la consistenza della rete distributiva è mutata in tutti questi Paesi: con la sola eccezione della Spagna, che ha raddoppiato la sua rete per dare risposta ad una motorizzazione in lieve ritardo rispetto agli altri Paesi, la Francia ha ridimensionato la rete di oltre il 40 %, ed il Regno Unito l’ha dimezzata, Germania ed Italia hanno «dimagrito» il numero dei punti vendita del 21-22 %. Processi che, sia per la diversa velocità delle riduzioni dei punti vendita avvenute nei diversi Paesi, sia per l’ampio scarto di partenza, non hanno certo significativamente migliorato, rispetto al 1998, il posizionamento dell’Italia rispetto al parametro veicoli circolanti/punti vendita.

Assunto il parco veicoli circolante [somma delle autovetture, di tutti i veicoli industriali e dei bus] alla consistenza rilevata da dati ACI ed ANFIA relativi ad inizio 2015, e le reti distributive alla consistenza data per l’inizio 2015 da UP, si calcola che il tasso medio veicoli/impianti nei quattro Paesi pilota [Francia, Germania, Regno Unito e Spagna] è pari a 3.325 veicoli per punto vendita, contro un tasso di 1.996 in Italia.

ITALIA E PAESI «PILOTA»

Rifacendo il giochino che chi scrive aveva già sviluppato nel 1999, con un tasso veicoli/punto vendita meno efficiente di ben il 40 % rispetto alla media degli altri quattro Paesi, per rispettare il parametro «virtuoso» la rete distributiva italiana dovrebbe consistere non di 21mila impianti, ma di un numero tra 12mila ed i 13mila, e persino il numero di 15mila – indicato anche in questi giorni da UP – sarebbe eccedentario di un buon 18-19 %.

Il dato generale nazionale è stato anche dettagliato a livello regionale, con i medesimi dati e criteri: i tassi locali di eccedentarietà [ossia un numero di impianti sovrabbondante rispetto al rapporto 3.325 veicoli/punto vendita] vanno da un minimo del 21 % ad un massimo del 53 % e ben quattordici regioni su venti ne registrano uno superiore a quello medio nazionale.

DETTAGLIO NELLE REGIONI

È beninteso solo un calcolo astratto.

Questione delle «incompatibilità» a parte, nessun meccanismo di governance programmatoria è sopravvissuto dai tempi delle razionalizzazioni guidate e normate [esse stesse rimaste inefficaci pur avendo forza di legge o di indirizzo], per cui la razionalizzazione della rete è ormai un terreno su cui si esercita solo la mano del mercato, nonostante, dopo molte ed inutili liberalizzazioni – talora da essa suscitate -, sembri di intuire da parte dell’industria petrolifera un vago rimpianto dei tempi della programmazione che fu. In sostanza, non chiuderanno assolutamente più di 8mila impianti in forza di un parametro che non ha avuto effetto negli ultimo diciotto anni.

Ma certo sono numeri che, nonostante la loro astrazione, ci dicono – anche senza accennare agli erogati per punto vendita, alle attività non-oil, insomma alle solite litanie connesse. – «quanto» noi siamo ancora lontani da una funzionale ed equilibrata «normalità». [G.M.] 

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