LO «STRANO» CASO DI IP MATIC

trecarti

Si poteva leggere su STAFFETTA di qualche tempo fa che «la risposta di IP alla sfida della concorrenza si è basata  sulla automazione: IP ha “accelerato il processo di selfizzazione e automazione remotizzata della propria rete”. A fine 2013 i punti vendita interamente automatizzati IPMatic erano 58 (+41 rispetto al primo semestre) su un totale di 3.770 impianti, di cui 40 autostradali, 1.120 di proprietà e 2.610 convenzionati. Una tattica che, almeno per il 2013, sembra aver funzionato: quota di mercato aumentata all’8,7% (8,5% nel 2012), conti in positivo per il marketing». Da allora il processo è andato assai avanti, tanto che sempre STAFFETTA parlava a maggio 2015 di 285 punti vendita, ossia l’11 % dell’intera rete di marchio.

Da quando sono disponibili i dati giornalieri dell’Osservatorio Prezzi Carburanti del Ministero la media del prezzo benzina in modalità «servito» per il marchio IP è stata di 1,728 euro/litro, di 1,614 in modalità «self», con una differenza mediamente di 0,104 euro/litro, la media del prezzo gasolio in modalità «servito» è stata di 1,470 euro/litro, di 1,579 in modalità «self», con una differenza media di 0,109 euro/litro. Ma se si guarda la media del prezzo «minimo» si vede che la differenza tra «servito» e «self minimo» balza a 0,302 euro/litro per la benzina [1,416 contro 1,718 euro/litro] ed a 0,283 euro/litro per il gasolio [1,296 contro 1,579 euro/litro].

Ed a tale proposito si registra l’iniziativa di GISC Confcommercio Treviso, che nei giorni scorsi ha inviato una segnalazione ad Antitrust, sul caso di due impianti IP, impianto “A”, condotto da IP Service srl, e impianto “B” in comodato al gestore, posti a distanza di 15 km, con escursioni di prezzo, tra la modalità «self» del primo e la modalità «servito» del secondo, nell’ordine di 25/26 cent/litro, chiedendo che «l’Autorità valuti se l’anomala differenza di prezzo consigliato sia un danno a carico degli automobilisti che per scelta o necessità si riforniscono presso l’impianto “B” oppure se tale differenza trovi giustificazione nell’esclusivo beneficio della società Anonima Petroli Italiana S.p.A. che a sua volta utilizza tale “risorse” per compensare i minori guadagni derivanti dall’impianto “A” o analoghi impianti a marchio IP di proprietà della società Anonima Petroli Italiana S.p.A.»

Una prima risposta – indipendentemente dai pronunciamenti futuri o dal non luogo a procedere di Antitrust – c’è già, anche se non riguarda proprio il caso degli impianti “A” e “B” di cui sopra.

Diciamo che – deducibile da documenti di consegna – si verifica questo «strano» caso: API fornisce ad IP Service srl su impianto da questa condotto un certo quantitativo di prodotto [tra benzina e gasolio tra 30 e 40mila litri] ad un valore “X” indicato complessivamente in documento.

Confrontando i prezzi praticati «self» IPMatic di quell’impianto a seguito di quel carico, si calcola che quel quantitativo sviluppa incassi per un valore “Y”, che è inferiore di circa il 10 % al costo di acquisto del prodotto, con una perdita tra 5.500 e 6.500 euro!

Ora, non ci vuole particolare perspicacia per capire il resto della storia:

a) abbiamo già più volte sostenuto che, indipendentemente dal marchio, tutta una serie di costi distributivi anche inerenti all’extrarete vengono dalle aziende addossate sul prezzo di cessione alla rete presidiata dal gestore, e che più si allarga l’area delle cessioni all’extrarete più è destinato a crescere il prezzo di cessione del prodotto al gestore;
b) ciò non bastando di suo, si aggiunga che sul prezzo di cessione alla rete presidiata dal gestore vengono altresì «pareggiate» le perdite intenzionalmente realizzate sulla rete selfizzata di marchio.

Alla faccia delle «eque condizioni per competere».

Nota informativa
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